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Labirinto

Labirinto è stato presentato anche ad Aosta (dicembre 2009) nel quadro di un interessante ciclo di incontri culturali incentrati – vero – soprattutto su ricerche relative a certe invenzione, ma che tuttavia ha trovato dei momenti squisitamente letterari, come appunto la serata dedicata al lavoro di Monica. Vedi un ampio articolo comparso su la Stampa del 2 dicembre in formatoPDF  (ampio l’articolo, la citazione di Labirinto… un po’ meno…).

Scuola di danza Dream Dance

Anno 2011 

Il consueto musical di fine anno della Dream Dance, che andrà in scena al Teatro Coccia di Novara domenica 12 giugno, è basato su un soggetto originale scritto da Monica.

Anno 2010

È sabato sera. Il centro di Novara è affollato di giovani e meno giovani che si godono la tiepida notte estiva e l’happy hour sotto i portici. Oltre a loro, schiere di genitori, amici e parenti alla ricerca di un tavolino per imbrogliare un’ora, bere qualcosa, in attesa di entrare a teatro.

E le ragazze e i ragazzi, intanto, che cosa staranno facendo? 

Camerini affollati, vociare concitato, grandi che predispongono gli abiti – rigorosamente in sequenza, perché di tempo non ce ne sarà, durante lo spettacolo, per cercare una scarpa o un accessorio – , piccoli che giocano, fanno merenda, si concentrano per non lasciar sfuggire nulla dalla loro borsina, guardano il viavai intorno a loro e si gustano la gioia di essere parte di qualcosa di molto più grande di loro. 

È una scuola di danza al completo, che si è spostata in un teatro con un palcoscenico grande abbastanza da accoglierli tutti, in un teatro che si riempirà di volti venuti ad assistere a un racconto danzato. A osservare gli sguardi orgogliosi di chi è sul palco, e lasciarsi gonfiare il cuore di quello stesso orgoglio.

Si abbassano le luci, e prima ancora che si apra il sipario, delle immagini e una voce che conosco bene ci invitano a entrare nella fiaba.

Intervista doppia

Curiosa intervista proposta nel sito dell’editore Spinnaker. Oltre a Monica risponde l’amica Virgina Parisi, anch’essa scrittrice. Le domande sono le stesse poste, separatamente, alle due intervistate.
Monica Lombardi e Virginia Parisi. Una abita in provincia di Milano, l’altra in provincia di Alessandria.

Monica

Virginia

Come vi siete conosciute?

Alla fiera del libro di Torino? No Su un forum, quello di Elisa di Rivombrosa – La Figlia di Elisa, per l’esattezza. Stavamo seguendo entrambe la fiction – io con i miei figli. Era un forum vivace con un bel gruppetto di persone. Virginia si chiamava Hope, come sul forum che abbiamo adesso, scriveva in blu, blu elettrico proprio (non so perché, lo fa spesso) e scriveva… bene. Abbiamo cominciato a interagire, poi a scriverci… è iniziato così.

Tra un post e l’altro, su un forum di fiction televisive.

Ti ricordi che cosa hai pensato, allora?

Quello che penso ancora adesso, che è una gran persona. Una persona quasi d’altri tempi, nei valori che ha e nella caparbietà con cui li porta avanti. E che scrive bene. Ma questo l’ho già detto.

Che dietro un simpatico nickname, si nascondeva una donna con un grande spirito di osservazione, capace di scrivere commenti interessanti e sempre pertinenti, che si distinguevano fra mille altri.

E ora, a distanza di anni, qual è la dote che apprezzi di più in lei, come persona?

La sua generosità. E’ una delle persone più generose e disinteressate che io conosca.

Ma non credo ce ne sia una in particolare… Intelligenza, dinamismo, forza trascinante, inventiva e grande perspicacia ed entusiasmo contagioso.

Tutti però abbiamo dei difetti. Un difetto di Monica/Virginia?

Ogni tanto sparisce per qualche giorno… Non risponde alle mail, non chiama. Sparisce. Poi, però, torna

Quando inizia a parlare non sai come spegnerla.

E come autrice, che cosa ammiri in lei?

Ha un bellissimo italiano, molto ricco. Si muove con grande eleganza e naturalezza in tempi e luoghi diversi. E descrive i combattimenti, specialmente quelli di spada, come se fosse un’abile spadaccina. Il che non è. Almeno, non credo.

La capacità di tessere storie e la bravura nel raccontarle, non solo sulla carta ma anche a voce.

E quello che preferisci tu?

Ah, non riesco a sceglierne uno. “L’ottava pergamena” ha una storia intrigante e una protagonista che mi è piaciuta moltissimo. “Al centro del dipinto”…. l’ho letto due volte, e mi ha commosso due volte. Ma forse quello che, finora, mi è entrato più sotto pelle è il fantasy che sta per uscire, “La leggenda di Ghelbes Tal”. Bellissimi personaggi, davvero.

Gambler, c‘è una grande maturità sia nella scrittura sia nella storia che nei personaggi. Per me è il suo miglior lavoro. Il cattivo è per me il suo personaggio più riuscito.

Di certo, negli anni, vi siete scambiate dei consigli. Il migliore che ti abbia mai dato?

Quando Virginia mi dice, di un capitolo, “prova a riscriverlo”, ha sempre almeno in parte ragione. Sente che c’è potenziale inespresso, non so come faccia ma lo sente. Dico almeno in parte perché magari non lo riscrivo nella direzione che si aspetta lei, ma il risultato è sempre meglio della prima versione. E’ una editor preziosa.

Di credere di più in me stessa e forse di essere meno riservata…

Tre cose importanti per Monica Lombardi / Virginia Parisi.

La sua piccola Bea. La sua famiglia. I suoi amici.

La famiglia, la scrittura, i sogni.

Una battuta che un suo personaggio potrebbe dire… riesci a pensarne una?

Aspetta… fammi pensare… Mirea, la protagonista dell’Ottava, potrebbe dire qualcosa tipo “Non ho intenzione di buttare via le mie giornate in riunioni con avvocati rigidi e impettiti come se avessero un bastone nel culo” (Mirea è l’unica protagonista sboccata di Virginia, forse per questo mi è stata simpatica da subito).
Ayrin invece, principessa del Regno dell’Ovest, potrebbe dire qualcosa tipo: “Potrai anche essere il mio signore, ma non ho intenzione di piegarmi a te, mio signore”.
Come sono andata, Vi?

Mike Summers potrebbe dire, attaccato alla sua lavagna, con le maniche della camicia arrotolate fin sui gomiti “Novità?” oppure “E’piuttosto pericoloso innamorarsi di un poliziotto”.
E Sam Bolton, il protagonista di Three Doors “Ma cosa cazzo combini?”
O più o meno…

Qual è il prossimo romanzo che scriverà?

Lei lo sa, io lo so, ma so anche che non vuole che se ne parli finché non è finito. E’ scaramantica. Quindi: no comment.

Come tutti quelli che si cibano di scrittura, i progetti sono tanti, le storie e i personaggi corrono e si cerca di inseguirli. Manca solo il tempo. Credo che se potesse ne scriverebbe tre insieme. Al momento una storia che può rientrare nel genere urban fantasy… E qualcos’altro nel frattempo…

Ciao, Super-sola. Ti sono piaciute le mie risposte?

Salutala, ti sta leggendo…

Avrei bisogno che ti trasferissi da queste parti per qualche ottima chiacchiera… O che tu arrivassi con la tua Molomobil per fare da zia baby sitter a Bea… Tanti baci.

P.S. Ora che avete letto le risposte dell’altra, qualche ultimo commento?

Ha scritto in blu, hai visto? Scherzi a parte… La scrittura e i sogni! Sono importantissimi anche per lei, non so come ho fatto a non pensarci. Sul suo sito ha messo persino una frase di Eleanor Roosevelt sull’importanza di credere nei propri sogni. E poi, confronta il numero di righe che ha scritto lei e quello che ho scritto io, e capirai quale delle sue risposte mi ha fatto scoppiare a ridere E siamo inversamente proporzionali: io parlo il doppio di lei, ma i suoi romanzi sono lunghi il doppio dei miei, chissà perché. Basta, ora mi spengo.

Ehi, anch’io amo Akron! E dì a Bea che arrivo presto Basta, ora mi spengo davvero.

Di solito sono molto più prolissa… quasi logorroica con le parole scritte, da abbioccarsi dopo cinque minuti… E scrivo in blu, perché… E’ il mio colore preferito… E Ayrin è un bel personaggio, ma voglio molto più bene ad Akron e a la sua anima nera… Mi fa pensare che anche nella notte più buia c’è una piccola luce a illuminare il cammino di ogni uomo… I personaggi negativi sono sempre quelli più interessanti, più intensi e davvero indimenticabili… Oh, e avrei bisogno di ninnare B, ti aspetto?